Tra emozioni e dialogo

POETICA – Tutta la ricerca di Paride Bianco si può datare dalla visita alla Guggenheim negli Anni Settanta, dov’erano esposte “La vestizione della sposa” e “L’antipapa” di Max Ernst.

A differenza di M. Ernst, la cui ricerca del frottage è su come evitare l’applicazione diretta del colore e con quali mezzi  ottenere la forma o l’oggetto pittorico da materiale estraneo, Paride utilizza un bassorilievo, lo organizza in funzione di una visione che risponda alla sua necessità compositiva. Non vi è nulla di occasionale o metaforico: la superficie del calco è progettata per ottenere un risultato che accolga il fondamento dell’opera, lasciando al colore il riscatto delle emozioni e del dialogo.

Mentre queste composizioni hanno determinate affinità, l’intento dell’artista va oltre le considerazione tautologiche del linguaggio critico, creando, o meglio ricreando il linguaggio mistico dei sogni. Come ebbe a scrivere Lawrence Johns (2001), “le emozioni potenti e spesso sconosciute, generate dalla serie dei “Sogni della Madre Terra” possono essere soddisfacentemente capite permettendo alle immagini astratte di lavorare sull’inconscio. Queste sensibilità complicate sembrano essere simultaneamente nuove e vecchie, moderne e primitive, ma non vediamo archetipi di Jung, nessun simbolismo di Freud. E la “madre” del titolo? è Gaia, la Madre Terra, e questi sono i suoi sogni”.

Con la ricerca del calco inizia la grande stagione del conscious, la materia che dà informazione, suggerisce all’artista cosa deve fare e come deve intervenire.

L’azione lascia qui il campo al progetto, quindi un pensiero riflesso che esige una regola, un protocollo del fare; nell’operare il senso resta costantemente attivo (lezione di Ernst è precisa).

Se, come asseriva Leonardo, la pittura è cosa mentale”, nell’approntare il suo calco Paride sa già come dove intervenire: lavorando consciamente, evita di richiedere al “caso”, all’irrazionale, alla secchiata di colore o alla spennellata e agli schizzi incontrollati ed incontrollabili di partecipare, non solo, ma di essere la parte strutturata dell’intera opera. L’ostatismo di Paride Bianco sta nella forma del calco che è l’essenza della cosità.

Tutta l’attenzione è diretta alla riduzione del contagio, cui un’opera aperta si consegna per la sua stessa natura, cercando di non staccarsi mai dal “senso” dato al calco, accettando comunque quei “suggerimenti” che il lavoro  impone e rende ricco di visioni. Innanzi tutto il tachisme, ovvero delle tracce che il raschietto o il rilievo della matita fa risaltare: “riscatti” che diventano componenti fantastiche della struttura dell’opera.

L’utilizzo della paraffina calda e di un bassorilievo tarato negli spessori, per realizzare opere di grande poesia (ritratti, paesaggi, e più tardi composizioni astratte), porta alla maturazione della stagione dell’ostatismo.

L’orientamento dell’artista oggi va verso la realizzazione di installazioni che ricordano i calchi usati. il risultato è un assunto di tipo multiplo (come nelle bandiere o nell’unione di progetti). Nelle installazioni, come nelle opere in fieri, la linea – struttura del pensiero –  sottoposta allo spazio si espande naturalmente e diventa numero.

 

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